La Roma, la Juventus, e i grigi

C’è una vecchia storia della mia città, di Alessandria, di quando ancora Gianni Rivera indossava la maglia dei grigi. Lui, ragazzino già di grandissimo talento, giocava con una raffinatezza che i tifosi commentavano sprezzanti in questo modo: «accademia». Sono nato in una città calcisticamente così. Gente ruvida, che amava calciatori concreti. E non tipi dai piedi buoni, capaci di dosare un passaggio come fosse una prodezza balistica. Per tutti i miei anni giovanili il mio rapporto con il calcio rimase quello. Maglie grigie prima, bianco e nere dopo; che un po’ fa lo stesso, il bianco con il nero, mescolati, fanno il grigio. Juventino non praticante, insomma: per vicinanza geografica, per simpatie torinesi. E anche un po’ per quel fenomeno letterario, prima ancora che calcistico, che di nome faceva Platini. Capace di giocare come se il pallone obbedisse più alla consecutio temporum piuttosto che alla forza di gravità.

Poi ho dimenticato il calcio. La Juventus rimase un ricordo dei miei anni piemontesi. A malapena sapevo come finivano i campionati. Finché non sono arrivato a Roma, 25 anni fa. Roma è tutto meno che grigia. Città esagerata, ironica, sfottente, magica. Maglie giallorosse e due figli romani, appassionati di calcio: entrambi nati con Totti che già indossava la maglia numero 10. Ho ricominciato a guardare le partite con loro e ho scoperto un mondo. Che non era quello della mia infanzia, di quei campi brumosi e un po’ grigi, di quel solido buon senso del calcio, di quel Rivera che era andato al Milan. Grande campione, certo, ma un po’ accademico, ecco. Ma era invece il calcio della Roma, dell’Olimpico, di cieli blu, di un manto erboso che alla luce della città sembra più verde che altrove, dei colpi di tacco di Totti.

La fede calcistica spesso ha qualcosa di arcaico. È un’appartenenza tribale prima di essere una scelta sentimentale. Ogni volta che racconto che sono diventato romanista, da juventino latente, vengo guardato dal mondo dei tifosi con un misto di sospetto e una certa accondiscendenza. Cos’è uno che cambia squadra? Uno che di calcio non capisce niente. E invece rivendico l’appartenza non tribale, ma quella sentimentale. In un certo senso è come innamorarsi. Accadde il 6 maggio 2001 a Torino. Juventus-Roma, campionato dello scudetto: da 2-0 a 2-2. Comincia da lì, e va bene così. In questo calcio di casacche che cambiano e di cinismo imperante si può cambiare seguendo la passione. E pazienza se le tribù primitive del calcio pensano che non si possa fare. Gente senza fantasia: tribali e non passionali. Passionali come Rivera o come Francesco Totti: due che il calcio lo hanno quasi inventato.

[© La Gazzetta dello Sport]

About robertocotroneo

Roberto Cotroneo è nato ad Alessandria nel 1961. Ha pubblicato i romanzi: Presto con fuoco (1995, premio Selezione Campiello 1996), Otranto (1997), L’età perfetta (1999), Per un attimo immenso ho dimenticato il mio nome (2002), Questo amore (2006), Il vento dell’odio (2008), E nemmeno un rimpianto. Il segreto di Chet Baker (2011). La raccolta di racconti: Adagio infinito e altri racconti sospesi (2009). E i saggi: All’indice. Sulla cultura degli anni Ottanta (1991), Se una mattina d’estate un bambino. Lettera a mio figlio sull’amore per i libri (1994. Nuova edizione 2008), Eco: due o tre cose che so di lui (2001), Chiedimi chi erano i Beatles. Lettera a mio figlio sull’amore per la musica (2003), Manuale di scrittura creativa (2008). Ha curato l’edizione delle opere di Giorgio Bassani per “i Meridiani” Mondadori (1998) e il volume che raccoglie i testi di Fabrizio De André (Parole e canzoni, 1999). I suoi libri sono tradotti in numerosi paesi. Vive a Roma.
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Una risposta a La Roma, la Juventus, e i grigi

  1. Elisa scrive:

    ..io abito vicino a Roma, nei Castelli Romani, ho quasi 50 anni e sono sempre stata Juventina, perchè come sai, quando ero piccola erano gli anni dei grandi campioni Juventini e poi qui e nella mia famiglia era la quadra più odiata, io dovevo essere controcorrente. Passano gli anni e mi sposo con un tifoso della Roma e ho una figlia che è una assatanata romanista..ma soprattutto comincia a giocare Totti….e io resto juventina ma “Tifosa di Totti”…
    Capisco l’intrigante mistura di colori, voci e passione di Roma, della Roma e dei tifosi giallorossi..so che ci si può perdere..se vado allo stadio quasi quasi tifo con loro..certamente per il capitano, però non posso tradire un amore atavico e bianconero. ..io sono cambiata a metà.. :-) ..complicata geografia degli amori calcistici..

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